Consigli di lettura per adulti… e non solo – N°21 “Finché durerà la terra” – Giovanni Grasso

Una rubrica a cura di Fratel Claudio Alberti

Ogni settimana, uno spazio dedicato a chi ama leggere e a chi cerca ispirazione tra le pagine di un buon libro. Nasce “Consigli di lettura per adulti… e non solo”, una nuova rubrica curata da fratel Claudio Alberti, che proporrà brevi recensioni di testi scelti per offrire spunti di riflessione, crescita personale e piacere della lettura.
Pensata soprattutto per genitori e docenti, la rubrica intende diventare un appuntamento fisso per condividere il valore educativo e umano della lettura, con libri che parlano alla mente e al cuore.

RECENSIONE N. 21

Titolo = FINCHE’ DURERA’ LA TERRA
Autore = GIOVANNI GRASSO
Editore = RIZZOLI
Genere = ROMANZO

Noè Simenoni è il protagonista della storia; e la storia, via via che scorre tra le pagine, diventa più grande di lui, pericolosa per lui. Ma non è una storia scelta da lui.

Ex seminarista, sembra una persona sbiadita, slavata; starebbe bene affiancata a Ulrich, l’“uomo senza qualità” di Musil.

È giovane, ma gironzola nell’esistenza con il patentino del fallito. Sbarca il lunario dando lezioni di ripetizione a due svogliati “figli di papà” pariolini e arrotonda poi il magro guadagno con qualche lira in più, inventandosi accompagnatore di cani per le loro necessità.

Sembra. Ma in realtà è un uomo di valore: antropologo di qualità, con la «prospettiva di una cattedra di antropologia»; così dice don Bruno (suo ex compagno di seminario), che lo coinvolge, a nome del Vaticano, in un delicatissimo e pericoloso incarico.

È una vicenda stritola-persone: perfino un avveduto 007 potrebbe lasciarci la pelle. Deve indagare sulla veridicità di un fatto misterioso. Ed ecco: in Umbria, vicino a Todi, un’attempata coppia di sposi avrebbe apparizioni e riceverebbe messaggi soprannaturali, accompagnati da effluvi di profumo al passaggio dei due vecchietti.

Noè si butta nell’avventura solo per guadagnare un bel po’ di soldi, necessari per le cure dell’amatissima nipotina Greta, affetta da una rarissima malattia. Greta è figlia di una sua sorella scriteriata e di un convivente che, dopo la nascita della bambina, ha levato gli ormeggi: si sa che esiste, ma non si sa dove sia.

Ecco allora Noè cacciato in un’avventura più grande di lui: potrebbe essere maciullato, perché dietro le “apparizioni” c’è un’autentica mafia di affaristi, senza scrupoli e pericolosi. Le avventure, anzi le disavventure, rischiano di deglutire il povero Noè. I due veggenti sono solo, per dirla con Giusti, «strumenti ciechi d’occhiuta rapina».

Ben delineato il personaggio-protagonista. Noè non è certo il campione che entra in partita a gamba tesa; non è l’eroe dello sfondone che risolve con quattro sganassoni alla Bud Spencer i problemi più spinosi, mandando a gambe all’aria gli avversari. Si inventa timidamente il proprio agire momento per momento, parando come può e come sa le emergenze.

È un tipo la cui forza è una gustosa, sbarazzina autoironia: «Il mio rapporto col sacro è connotato da tragiche fatalità. Quando sono stato battezzato, ho fatto fuori mio nonno. Quando ho fatto la prima comunione, è morto mio padre in un incidente. Quando sono uscito dal seminario, ho dato il colpo di grazia alla mia povera madre».

Ma c’è anche un’ironia un po’ sghignazzante quando si tratta delle apparizioni: «Ha avvertito anche lei, al passaggio dei veggenti», mi chiede estasiato il signore dietro di me, «quel profumo intenso di lavanda?». «Sì», rispondo, «un fortissimo odore l’ho sentito; ma a me sembrava di cipolla».

Un piccolo limite si riscontra nella parte finale, con la guarigione improvvisa e immotivata della piccola Greta; anche se ciò fa piacere a chi ha consumato, con gusto e a voraci forchettate, il piatto narrativo.

L’autore di questo bel racconto è consigliere del Presidente della Repubblica, Mattarella, per la Stampa e la Comunicazione. Ma è anche un ex alunno del San Leone Magno. Alcuni ricordi, che affiorano come lampi, sono sufficienti a identificare il passato scolastico. Lo si evince quando ricorda fratel Mario, suo maestro; padre Bernardino (un «santo cappuccino»); don Carlo Malori, con un lieve spostamento di due vocali nel cognome, che sarebbe in realtà Molari.