Consigli di lettura per adulti… e non solo – N°18 “L’amica geniale” – Elena Ferrante

Una rubrica a cura di Fratel Claudio Alberti

Ogni settimana, uno spazio dedicato a chi ama leggere e a chi cerca ispirazione tra le pagine di un buon libro. Nasce “Consigli di lettura per adulti… e non solo”, una nuova rubrica curata da fratel Claudio Alberti, che proporrà brevi recensioni di testi scelti per offrire spunti di riflessione, crescita personale e piacere della lettura.
Pensata soprattutto per genitori e docenti, la rubrica intende diventare un appuntamento fisso per condividere il valore educativo e umano della lettura, con libri che parlano alla mente e al cuore.

RECENSIONE N. 18

Titolo = L’AMICA GENIALE
Autore = ELENA FERRANTE
Editore = EDIZIONI E/O
Genere = ROMANZO

Napoli, fine anni ’50 del Novecento. Un quartiere periferico, assai degradato. Il sole stenta ad atterrare sulle vie, tanto sono costipate le costruzioni: questa è la sintesi storico-geografica del romanzo.

Due bambine, Lenù (che sarà la narrante) e Lila (che sarà — soprattutto — la narrata), amiche, amicissime fin dalla prima infanzia, crescono insieme tra giochi, divagazioni, piccole gioie fatte di minime realtà, infime tristezze; dentro famiglie sovente stonate, in un circondario abituale di un quartiere che stenta a campare: questa è la sintesi antropologica della storia.

A questo sfondo realistico, fatto di passato scorretto e di presente sgrammaticato, si aggancia un futuro (che è, o dovrebbe essere, il tempo della speranza, dell’attesa, del desiderio, del “non ancora”, della fantasia…) di dubbia identità. Ma, scrive la narrante: «I piccoli non sanno il significato di ieri, dell’altro ieri, e nemmeno di domani: tutto è questo, ora». Così è per Lenù e Lila; per ora.

Le due bambine, che sgambettano tra le pagine della narrazione, crescono svelte. Intelligentissime: razionale l’una — quella che racconta —, intuitiva l’altra. Si affacciano all’adolescenza, si appoggiano alla ringhiera della vita e iniziano a guardare oltre. È il turno dei primi sogni, dei primi turbamenti, delle prime offese dell’esistere in cui inciampano, dei primi amori, dei primi rancori, dei primi “tutto”.

Il racconto si snoda in una narrazione incalzante, con una prosa piana e tranquilla, ma di straordinaria eleganza; e risulta anche di rara profondità psicologica. Si agganciano alla trama numerosi altri personaggi, appartenenti a vari nuclei familiari, che in modo diretto o indiretto hanno a che fare con le due protagoniste.

Anche la cronaca ha il suo spazio: le prime automobili, i primi televisori sbarcano nel quartiere. Ma non c’è nessun episodio di valenza storica, perché lì la storia è la notiziola quotidiana locale.

Nel quartiere-palcoscenico, la vita, la società hanno oltraggiato — e oltraggiano, e forse oltraggeranno — i personaggi, che continueranno a ciabattare tra giornate sbiadite o smorte, racimolando quel tanto: un po’ per non morire, un po’ per sopravvivere… e il resto (se resta) per vivere, se si può.

Il racconto termina con le due amiche alla soglia della giovinezza. L’una, Lenù, brillantissima studentessa di liceo classico, che può frequentarlo solo grazie alle meritate borse di studio ottenute con la sua bravura; l’altra, Lila, diciassettenne, si sposa. La scena del matrimonio occupa diverse pagine dell’ultima parte.

Bel romanzo! Molto bello. Da leggere. E ha avuto una grande fortuna: è il romanzo italiano più venduto nel mondo negli ultimi dieci anni. Il New York Times ha riferito che, secondo un sondaggio tra cinquecento scrittori, il libro è stato collocato tra i migliori pubblicati dal 2000 a oggi. Però, sarà vero? “Relata refero” (“riporto quanto riportato”). Da Internet.

Nota finale. La storia non finisce, perché è una saga che prosegue in altri tre volumi, già pubblicati naturalmente dallo stesso editore. Ecco i titoli:
2 — Storia del nuovo cognome
3 — Storia di chi fugge e di chi resta
4 — Storia della bambina perduta.