Una rubrica a cura di Fratel Claudio Alberti
Ogni settimana, uno spazio dedicato a chi ama leggere e a chi cerca ispirazione tra le pagine di un buon libro. Nasce “Consigli di lettura per adulti… e non solo”, una nuova rubrica curata da fratel Claudio Alberti, che proporrà brevi recensioni di testi scelti per offrire spunti di riflessione, crescita personale e piacere della lettura.
Pensata soprattutto per genitori e docenti, la rubrica intende diventare un appuntamento fisso per condividere il valore educativo e umano della lettura, con libri che parlano alla mente e al cuore.
RECENSIONE N. 16
Titolo = E NON E’ SUBITO SERA
Autore = JENNY ERPENBECK
Editore = SELLERIO
Genere = ROMANZO
Tempestoso ’900. Com’è difficile attraversarlo! Guerre, epidemie, rivoluzioni, carestie, esuli, dittature, girovaghi senza patria (e che non possono acquisirne una)… e tant’altro.
E quando tutto sembra assestarsi, ecco un’altra inanellata che ricomincia di nuovo con “guerra”, in compagnia degli altri orrendi vocaboli, che seguono perché si sopravvive: ganci indistruttibili di un’orribile catena che attraversa i tempi (tutti?) della storia umana. Il ’900 non è altro che fotocopia di epoche anteriori e sarà a sua volta matrice di altre fotocopie successive. Così è la vita, così è la storia. O così, o così… La speranza nel domani pare una buffonata recitata da un comico. C’è solo la disperazione a spintonare verso il poi. Non si vive: si sopravvive. Eppure si continua a fare la fila davanti al negozio della speranza. La geografia politica cambia, ma la vita e il retroterra esistenziale sono sempre gli stessi.
Potrebbe essere questa la sintesi del romanzo di Jenny Erpenbeck? Forse, calcando un po’ le tinte.
Un libro che può deludere o può affascinare: un ossimoro che la dice tutta. Però è più affascinante che deludente. Molto originale nell’impostazione; la scrittrice denota perizia narrativa e coraggio della sperimentazione.
È la storia di una bambina morta nella Galizia asburgica all’inizio del ’900. Di lei si narra la “possibile” esistenza fino alla tarda vecchiaia che avrebbe potuto vivere (condizionale di necessità) se non fosse morta, in un’Europa attraversata da devastanti terremoti ideologici e politici.
Forse sarebbe bastato solo che, quando la bimba ebbe il malore fatale, “la madre oppure il padre avessero preso una manciata di neve per infilarla sotto la camicia della bambina: allora forse la bambina avrebbe di colpo ripreso a respirare”. Ma questo shock del gelo, rivitalizzante, non avvenne. Allora la “morticina” la si fa rivivere nel “possibile”, nell’“ipotetico”, non nel reale. Scampoli di vita “virtuale”, incollati ai fatti storici coevi: analisi di un’esistenza (in tutte le sue componenti) che non esiste. Biografia (probabile, ma falsa) di una possibile donna che avrebbe potuto vivere in un periodo tormentoso e in un luogo che è stato un autentico macinino storico. Ingredienti del frullato: guerra, tramonto degli Asburgo, epidemia spagnola, rivoluzione russa, miseria nell’area germanica, bolscevismo, nazismo, stalinismo, altra devastante guerra…
Impasto narrativo originale: non c’è che dire, e ben condotto. Il titolo italiano “fa il verso” a un verso (celebre) di Salvatore Quasimodo. Ed è un titolo appropriato.




