Una rubrica a cura di Fratel Claudio Alberti
Ogni settimana, uno spazio dedicato a chi ama leggere e a chi cerca ispirazione tra le pagine di un buon libro. Nasce “Consigli di lettura per adulti… e non solo”, una nuova rubrica curata da fratel Claudio Alberti, che proporrà brevi recensioni di testi scelti per offrire spunti di riflessione, crescita personale e piacere della lettura.
Pensata soprattutto per genitori e docenti, la rubrica intende diventare un appuntamento fisso per condividere il valore educativo e umano della lettura, con libri che parlano alla mente e al cuore.
RECENSIONE N. 15
Titolo = CASTELLI MEDIEVALI
Autore = ALDO SETTIA
Editore = IL MULINO
Genere = STORIA
Castelli. La fantasia si stanca dal tanto correre e sdoganare ogni blocco, a cominciare dai “castelli in aria”. Uno scrittore ha detto che sono di facilissima costruzione e di difficilissima distruzione; per abbatterli sono necessarie le muscolose picconate di un palestrato psicologo!
In questo libro non si tratta di ciò, né dei fiabeschi e lugubri castelli romantici inaugurati da Horace Walpole ne Il castello di Otranto, seguito a ruota da Ann Radcliffe con I misteri di Udolfo ecc., l’uno e l’altra rincorsi da Walter Scott con Waverley e Ivanhoe. Anche Manzoni dà una bella dose vitaminica al nostro fantasticare con il “castellaccio” dell’Innominato, presentato in un ambiente selvaggio che dà brividi: il “nido d’aquila insanguinato” del capitolo XX del suo romanzo. Niente sibilare del vento, né nebbie gelate in notti da tregenda; niente gufi, civette, pipistrelli, lupi ululanti…
Nel libro presentato si parla invece unicamente, freddamente e scientificamente, dell’invenzione e dell’importanza di questi manufatti; e la trattazione è di uno specialista in materia, grande studioso del Medioevo (docente di Storia medievale all’Università di Pavia). Ci regala una magistrale analisi degli incastellamenti, che oggi restano sovente come ruderi affascinanti e selvaggi di un tempo non favoloso, ma reale: più antico di quanto si pensi. Perché castellum (forma diminutiva di castrum) è già un termine usato da Cesare; ma a quei tempi era sempre e solo una “motta”, o rialzamento di terra, spesso artificiale, su cui sorgeva una “garitta” di legno per la postazione di una sentinella.
Poi però la struttura si amplia, si complica, si sviluppa, fino a diventare una vera e propria caserma, abitazione di potenti famiglie; a volte addirittura villaggio o paese nel grande piazzale interno alle enormi mura, come Monteriggioni, nel Senese, che “di torri si corona” (Dante, Inf. XXI, 41).
L’autore ci accompagna in un interessante viaggio attraverso la storia e le funzioni di tali fortificazioni nei vari periodi: il procedere è cronologico. Parte, come è logico, dalle forme primitive; passa poi all’età dell’incastellamento sulla roccia o tra le acque. Dalle costruzioni primitive in legno si procede alla pietra, con tanto di palizzate e fossati difensivi, ponti levatoi, caditoie, torri (merlate alla guelfa — quadrangolari — o alla ghibellina — a coda di rondine —), scale retrattili… Luogo di abitazione, prima di interi eserciti, poi di nobili famiglie e vere e proprie sedi principesche: è il momento del palatium castri.
Si può quindi fare l’equivalenza: castello = Medioevo, e viceversa. Difatti l’autore comincia il trattatello con queste parole: «Castello, vera metonimia del Medioevo».
Lettura facile, lettura piacevole; un linguaggio di lega leggera… e se ne esce con una nozione precisa, scientifica (e non fantasiosa) del castello medievale.




