Consigli di lettura per adulti… e non solo – N°13 “Il profumo delle foglie di limone” – Clara Sànchez

Una rubrica a cura di Fratel Claudio Alberti

Ogni settimana, uno spazio dedicato a chi ama leggere e a chi cerca ispirazione tra le pagine di un buon libro. Nasce “Consigli di lettura per adulti… e non solo”, una nuova rubrica curata da fratel Claudio Alberti, che proporrà brevi recensioni di testi scelti per offrire spunti di riflessione, crescita personale e piacere della lettura.
Pensata soprattutto per genitori e docenti, la rubrica intende diventare un appuntamento fisso per condividere il valore educativo e umano della lettura, con libri che parlano alla mente e al cuore.

RECENSIONE N. 13

Titolo = IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE
Autore = CLARA SANCHEZ
Editore = GARZANTI
Genere = NARRATIVO (ROMANZO)

Un altro prodotto di Clara Sánchez, di gran lunga migliore del precedente. Bello. Tragicamente bello. Un montaggio narrativo originale nell’impostazione e nella costruzione: si direbbe che non sia Clara Sánchez la scrittrice del libro, che abbia solo assemblato i pezzi. Il romanzo pare opera dei due protagonisti, i quali per 361 pagine si alternano a raccontare, in un ping-pong dialogico (in forma quasi diaristica), la storia: non bella. Storia di un passato nero, nerissimo, che si affaccia nel fuori pagina, nei margini.

I due personaggi che reggono l’architettura narrativa, Sandra e Julián, non si conoscono: si incontrano casualmente in quel corridoio stretto che è la vita; diventano amici e collaboratori di una folle e impari crociata (siamo in Spagna, Costa Bella).

Sandra, trent’anni, è una spiantata, senza arte né parte: non ha un lavoro, è in urto con la famiglia, è incinta di un uomo incrociato per caso. Due amabili vecchietti si prendono cura di lei, la ospitano, la trattano come fossero premurosi vicini di casa; di più, come fossero i suoi nonni. Non sa, la poveretta, che sta per entrare in un nido di vipere pericolosissime: vogliono farne un’addetta ai loro loschi progetti. I due, Fredrik e Karin Christensen (marito e moglie), sono ex gerarchi nazisti, già spietati assassini di decine, forse centinaia, di vittime. Vivono in una lussuosa villa, circondata da altre ville consimili, abitate da ex nazisti come loro; e vogliono ricostituire il regime hitleriano.

In contemporanea sbarca in Spagna un vecchio spagnolo, sugli ottant’anni, che vive in Argentina: Julián. Non è venuto per gusto vacanziero o per nostalgia di patria. È un ex deportato nel campo di Mauthausen, sopravvissuto allo sterminio, carico di odio verso i suoi ex carnefici. Ha saputo da un amico che lì, in Spagna, coabitano gerarchi di un tempo; vuole stanare la malefica cricca e distruggerla. Sandra cade in una trappola che non conosce. Dice: «Prima di conoscere Julián non sapevo niente dei nazisti. Lui li era venuto a cercare e io li avevo trovati senza cercarli; o meglio, loro avevano trovato me». Al contrario, Julián li conosce bene e sa che ha intrapreso una lotta folle; ma ha un’arma e un motore formidabile: se essi avevano “gli scagnozzi”, lui aveva l’odio.

Nonostante l’età (ottantenne), ha quell’emorragia di ricordi tragici che riaffiorano di continuo e che sono il carburante del suo agire.

La narrazione, a incastro di episodi e a segmenti di vita, si incentra e si concentra sull’incontro tra i due; poi sull’intesa, sulla collaborazione, sul rischio e sul buon risultato finale condiviso.

Un romanzo sorprendente, che si aggiunge ad altre opere fortunate dell’autrice; fortunatissime, se si considerano le decine di traduzioni e oltre due milioni e mezzo di copie vendute. Una narrazione di magistrale fluidità: avvincente e convincente.

Argomento ormai vecchio e disusato? L’orrore nazista non si può declassare né dimenticare. E poi qualcuno ha scritto saggiamente: «Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo». E forse è vero.

Peccato per il brutto titolo dell’edizione italiana, più adatto a una pubblicità di dopobarba o deodorante ambientale. Era meglio, molto meglio, tradurre l’originale: Lo que esconde tu nombre.