Consigli di lettura per adulti… e non solo – N°7

Una rubrica a cura di Fratel Claudio Alberti

Ogni settimana, uno spazio dedicato a chi ama leggere e a chi cerca ispirazione tra le pagine di un buon libro. Nasce “Consigli di lettura per adulti… e non solo”, una nuova rubrica curata da fratel Claudio Alberti, che proporrà brevi recensioni di testi scelti per offrire spunti di riflessione, crescita personale e piacere della lettura.
Pensata soprattutto per genitori e docenti, la rubrica intende diventare un appuntamento fisso per condividere il valore educativo e umano della lettura, con libri che parlano alla mente e al cuore.

RECENSIONE N. 7

Titolo = L’OMICIDIO DI PIERSANTI MATTARELLA
Autore = MIGUEL GOTOR
Editore = EINAUDI
Genere= STORIA

Un libro che tutti al San Leone dovrebbero leggere, per evidenti motivi. Intanto, fa sempre bene conoscere e accostarsi a un martire (nel significato etimologico) della legalità e della democrazia, che fu presidente della Regione Siciliana, assassinato il giorno dell’Epifania del 1980; e poi perché la vittima è un ex alunno della nostra scuola e fratello del Presidente della Repubblica (al suo secondo mandato), anch’egli ex alunno del San Leone Magno.

Si tratta di un testo coraggioso e coinvolgente; ma è anche repellente per le sporche vicende che espone e analizza. Eppure è la realtà dei cupi anni ’80, e uno storico deve esplorarla: è suo dovere.

Il libro è molto complesso senza essere complicato, retto da un’oceanica documentazione: 72 sono le pagine di fonti a cui ha attinto l’autore; una vera e solida pilastrata, dunque. Si legge come un romanzo, supportato da un reticolo di intrecci a strette, strettissime maglie; ma non è un romanzo: purtroppo è storia di un periodo delirante e balordo che avvera l’aforisma di Goya: «Il sonno della ragione genera mostri». Racconta una cupa tragedia in tre atti: l’assassinio di Mattarella (6/1/80); il disastro di Ustica (27/6/80); la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Il secondo e il terzo atto della tragedia entrano in argomento quando l’autore reputa necessario correlarli alla sua labirintica narrazione. La morte violenta di Mattarella apre dunque la truce “rappresentazione”.

Ma il delitto Mattarella è un rebus ancora in parte da decrittare (dopo ben 46 anni), per la galassia di gruppuscoli eversivi e deviati, collusi in maniera diretta o indiretta con il delitto; e allora, ogni tanto, si riapre il “caso”. La magistratura ha individuato il mandante: la mafia, con agganciamenti a frange delinquenziali di diversa (a volte opposta) matrice: P2, NAR, Brigate Rosse e Nere, Gelli, Sindona, cricche internazionali. Ma non sono stati identificati gli esecutori materiali; si sa che c’erano un freddo assassino e un basista a bordo di una Fiat. Ma chi sono? Il giudice Falcone, che ebbe in mano il faldone, ne era certo: i due erano Giusva Fioravanti (che avrebbe sparato) e Cavallini (che attendeva in macchina). Ma la Cassazione, dopo vari processi, li assolse e, per il principio giuridico del ne bis in idem, la sentenza è definitiva: punto finale, irreversibile. E allora? L’autore dipana tutta la ragnatela, chiamando in scena tutti i possibili attori che agiscono e interagiscono nel fattaccio: sono tanti, tantissimi, oltre 1160 (se il mio conteggio è esatto), tutti elencati nell’indice dei nomi in fondo al testo; naturalmente c’è anche il “puparo” che ha manovrato i fili.

Bellissima l’ultima pagina, che consiglio di leggere per prima.

L’autore è storico di mestiere: è docente di Storia moderna all’Università di Roma “Tor Vergata”. Il suo nome ha un suono esotico, ma Gotor è italianissimo: nato a Roma, vive a Roma e, come assessore alla Cultura del Comune (dal 2021 al 2024), ha dedicato a Piersanti il viale del Parco Nemorense, luogo non distante dal San Leone.

Ottimo il libro: di valore etico, oltre che storico.